Background Image

Scott Schuman: “Torino, bellezza non per tutti. Ed è il suo pregio”

Home  /  news  /  Scott Schuman: “Torino, bellezza non per tutti. Ed è il suo pregio”

Scott Schuman: “Torino, bellezza non per tutti. Ed è il suo pregio”

December 16, 2017      In news No Comments
Bell’articolo su Torino

Scott Schuman, 49 anni, ribattezzato «fashionista» dagli americani.

 GIULIA ZONCA
TORINO

A caccia di scatti per capire le vibrazioni di Torino Scott Schuman scopre di voler fare un libro sull’Italia. Lui detta lo stile di mezzo mondo, non lo crea, lo cattura e lo mette on line sulle pagine di «The Sartorialist», sito diventato un punto di riferimento. E non certo solo per la moda. Schuman doveva restare qui due giorni, scalo europeo per un appuntamento milanese sulla via dell’India, soggetto della raccolta di foto che sta per uscire. Ha avuto problemi con il visto e nell’attesa si è trasferito a Torino «è il posto dove stare per scoprire il vostro Paese. Torino non è invasa dai turisti come Venezia o Firenze, ci trovi l’Italia vera e nelle vie del centro».

Significa che qui i turisti non ci vengono?

«Per vostra fortuna ancora non la occupano. Magari non è una tappa obbligatoria anche se è sempre più consigliata. Solo che non è per tutti e credo sia un pregio. È facile vedere il rinascimento di Firenze, la grandiosità di Roma. Qui non hai bisogno di cercare la grande bellezza, basta camminare e notare le facciate delle case, i dettagli, i cortili, i portoni, i negozi, i caffè. È tutto intimo e intenso».

Cosa l’ha colpita mentre girava con la sua macchina fotografica?

«Il passato reale è ancora così splendidamente evidente, lo percepisci mentre camini e non è una questione di soldi, ma di eleganza, anzi di portamento».

Non sarà stato solo in salotti buoni?

«Proprio no, ho gironzolato senza coordinate. Mi riferisco a un certo orgoglio nella gente comune alla capacità di essere aperti al mondo senza perdere la propria identità. È raro».

Come l’ha capito, solo camminando?

«Ci sono posti che custodiscono fieri la memoria della città eppure presentano novità di ogni tipo. Per esempio la libreria Luxemburg, so che è un luogo storico e noto ma fate caso a come si veste chi lavora lì. Tutti in giacca, niente colpi eccentrici, solo classe e non sono dandy: mostrano il rispetto per il cliente e lo chiedono anche. Non solo vendono, ma consigliano, sanno cosa c’è nei libri. A New York vedi solo ragazzini in T-Shirt che spacciano un prodotto».

Ha comprato qualcosa?

«Una pubblicazione sulla storia di Torino, non una guida, un vero racconto. E in inglese: mi sono stati dietro per ore».

In una libreria di quel tipo è facile. Trovi un altro esempio.

«Basta attraversare la strada, c’è De Carlo, ovvio è pieno di oggetti di design, ma non è questa la particolarità. Un commesso ha spiegato a un signore con grande pazienza e precisione come funziona un rasoio elettrico. Per un’eternità. La scena mi ha fatto ricordare un motto: “sono troppo povero per non comprare il meglio che posso permettermi”. Ecco, Torino è così non povera, ma attenta. Si vede anche da come si veste».

Prego?

«Uomini curati. Giubbotti scuri, scarpe inglesi, sciarpe mai sintetiche. Tutto dice qualità. E le donne rispettano la loro età: non ci sono sessantenni che vogliono fare le ragazzine D&G. I capelli hanno pieghe perfette. Vogliono essere precise non giovanili. I torinesi fanno sembrare la vanità una bella cosa».

Così li fa sembrare anche un po’ tutti uguali.

«Da voi i gruppi sono pochi e ben definiti. In America c’è il rocker, l’artista, il bohémien, il broker, da voi c’è il classico e il ribelle. Fine».

Classico non starà per noioso?

«Tutt’altro. Nelle mie foto ci sono delle statue, prendete quella di Ferdinando di Savoia, a Palazzo di Città e non solo quella. Ogni uomo di Torino sogna di essere così e si dice “voglio fare qualcosa di eroico nella vita e sembrare grandioso mentre lo faccio”. Guardatelo: essenziale, distinto, con il baffo sistemato, pronto alla battaglia eppure impeccabile. È potente, affascinante, lo seguiresti ovunque. Negli Usa avrebbero solo messo in mostra i gradi. Da voi invece pura eleganza. Ecco perché penso che l’Italia di oggi si scopre più a Torino e a Milano che altrove. E le due città si somigliano».

Sa che le due città sgomitano parecchio?

«Sì, è una posa. Non sono così diverse e ci giocano. Negli Anni Ottanta erano divise, Milano era Armani, Ferré e Torino ancora complicata e nascosta. Adesso sono affini, cugine. Consapevoli di avere un legame».

Qui c’è gente che la picchierebbe per meno.

«Magari i paragoni fatti da uno straniero non hanno senso, ma Torino gioca a essere quella che invidia un po’ Milano per il suo dinamismo, mentre sotto sotto si sente più bella. Ho la sensazione che entrambe sappiano bene di essere ormai molto vicine, di lavorare insieme. Mantengono il vezzo del “sono meglio io”. Invece sono splendide e in sintonia. Ritmi differenti, stesso spirito».

Chiede alla gente che fotografa di raccontare la loro storia?

«No. Preferisco immaginarla. La verità è spesso noiosa e non è assoluta. Se facessi domande mi direbbero cosa non va qui, parlerebbero della politica che gli ha delusi, del lavoro. Tutte cose autentiche ma forse non dettagli che li raccontano sul serio. Mi illudo di poter cogliere un tratto più sincero così. Con un istante di naturalezza. Credo sia per questo che il mio blog ha successo: le persone raccontano chi sono e la città in cui vivono senza bisogno di parlare. E qui non sono chiusi come dite, nessuno ha urlato quando ho chiesto di poterli fotografare».

http://www.lastampa.it/2017/12/15/cronaca/scott-schuman-torino-bellezza-non-per-tutti-ed-il-suo-pregio-VdZ02in2yohNencrNC5aYP/pagina.html

 

Leave a Reply